La riabilitazione in salute mentale può esplicarsi in più forme.

La formazione e l’inserimento al lavoro è uno degli strumenti che dà maggiori risultati in termini di competenze recuperate e in termini di acquisizione di autonomia.

Ma la riabilitazione lavorativa in ambiente asettico non permette di sviluppare tutta una serie di competenze sociali che non solo si accompagnano al lavoro ma ne sono parte integrante.

Fondamentale è quindi creare attorno a chi ha difficoltà a relazionarsi e comunicare, un ambiente sereno e accogliente che permetta di sentirsi parte di una squadra che lavora con specifici obiettivi.

Fare in modo poi che il proprio lavoro non solo sia motivo di crescita personale ma sia un mezzo con cui fare crescere anche gli altri è un valore aggiunto che dà ulteriori soddisfazioni e gratificazioni.

 

Questo è l’ambizioso ma non così irrealizzabile progetto che l’ Azienda agricola biologica “Campoverde” e la Comunità abitativa “Il gelso” hanno avviato da settembre 2006, con la preziosa collaborazione dell’ “Atelier” della Cooperativa L’Incontro.
Una grande aia comune, un pozzo in mezzo al cortile, un colorato laboratorio creativo, un giardino da mantenere, diversi animali da curare e un ampio appezzamento di terra da coltivare (nel rispetto dell’ambiente attraverso il metodo di coltivazione biologica) a fare da contorno ad una imponente casa colonica ristrutturata dove vivono venti utenti con disturbi psichiatrici: sono i semplici ingredienti di un progetto che si sta rivelando sempre più solido.

Quasi avventatamente e senza grandi aspettative con l’avvio dell’anno scolastico si è cominciato a lavorare ad alcuni laboratori didattici che potessero interessare e coinvolgere le scuole del territorio. Come obiettivo: portare i giovani a conoscenza di nozioni tecniche sull’agricoltura biologica e l’allevamento ma renderli anche consapevoli di una realtà non così conosciuta. Gli insegnanti infatti sono gli utenti psichiatrici che, senza grandi pretese e con la massima semplicità, fanno vivere ai ragazzi una giornata in fattoria.

A sorpresa le richieste sono state e continuano ad essere numerose e a sancire la validità del progetto, a gennaio 2007, c’è stato anche il riconoscimento della Regione Veneto.

 

“Campoverde” con i suoi dieci inserimenti lavorativi mette a disposizione le competenze tecniche e professionali per i laboratori legati al metodo della coltivazione biologica: l’importanza della siepe, la biodiversità e il lavoro nei campi sono spiegati con il semplice fare quotidiano da utenti che hanno un passato da agricoltori.

“Il gelso” e i suoi venti ospiti mettono a disposizione gli spazi per la spiegazioni teoriche e per l’eventuale pranzo. Gli utenti si fanno maestri della quotidianità in fattoria, rendendo partecipi i bambini nel lavoro di accudimento degli animali, spiegandone loro le caratteristiche e le tecniche di allevamento.

L’ “Atelier”, il laboratorio creativo che lavora materiali di vario genere tra i quali il legno, crea il materiale didattico e costruisce e anima i giochi che intervallano le spiegazioni teoriche e la visita didattica.

Particolare successo durante l’inverno ha riscosso il laboratorio sul radicchio castellano: “Campoverde” ne è uno dei più grossi produttori biologici nella castellana. Con estrema maestria, gli utenti che hanno il maggior incarico rispetto alle colture, hanno accompagnato gli alunni in un percorso che dalla semina, attraverso la trapiantatura nei campi, la forzatura, l’imbianchimento e la toelettatura porta il radicchio direttamente al negozio per la vendita.

 

Altro interessante laboratorio che è stato sviluppato è quello del baco da seta.

“Campoverde” è centro di incubazione e di ammasso dei bozzoli per gli allevatori della zona. A maggio gli utenti delle tre strutture diventano esperti bachicoltori che, non sono si prendono cura di questo insetto dalla nascita alla formazione del bozzolo, ma dedicano le loro giornate a spiegare a folte classi di alunni il mistero del baco da seta e la sua breve ma intensa esistenza.  Alcuni utenti hanno ulteriormente approfondito la conoscenza del baco imparando la filatura della seta che con entusiasmo fanno vedere a tutti i bambini.

Per l’ utente psichiatrico, abituato ad essere trattato quasi sempre con diffidenza, la soddisfazione di entrare in relazione con le generazioni future e con loro creare spazi culturali attraverso il suo quotidiano lavoro è davvero grande. Essere il “maestro” che insegna, gli permette di vivere con maggiore serenità le relazioni esterne e di acquisire sempre maggiore autostima.

Per l’alunno della scuola, la giornata in fattoria non è solo l’apprendimento di competenze tecniche  e il divertimento di passare una giornata diversa in un ambiente diverso. L’alunno porta a casa un insegnamento ben più profondo: una cultura celata, un elefante invisibile, una impercettibile presa di coscienza che chi è considerato diverso può essere maestro in molti ambiti.

Molto probabilmente al suo rientro il bambino racconterà il suo entusiasmo per le cose interessanti che ha imparato sugli asini, sulle capre, sulla siepe o sul baco da seta.

Ma da adulto la maggior acquisizione che avrà inconsapevolmente incamerato è che anche le persone in difficoltà possono insegnare e come detto doppiamente.

La lotta allo stigma e alla paura che ancora determina la relazione con il “matto” non ha bisogno di grandi progetti: la quotidianità di un lavoro semplice e la condivisione di un sapere genuino con i  giovani è già realizzazione.