SOVESCIO

 

Il sovescio era una pratica diffusa in passato, prima dell’avvento dei concimi minerali, principalmente adottata per contrastare l’impoverimento del terreno dovuto alla coltivazione continua del suolo. Tecnicamente il sovescio è la semina di una coltura erbacea, con essenze in purezza o consociate, destinata ad essere totalmente interrata.

 La finalità di questa pratica può essere diversa a seconda degli scopi e degli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Un sovescio può avere le seguenti funzioni:

  • Fertilizzazione della coltura che la succede
  • Effetto nematodicida e biofumigante
  • Controllo e riduzione delle malerbe
  • Azione strutturante del terreno

 

 

FERTILIZZAZIONE

E’ una tecnica di fertilizzazione che grazie all’apporto di sostanza organica e di elementi nutritivi contenuti nella coltura sovesciata, va ad arricchire il suolo. Soprattutto per le aziende che non dispongono di grandi quantità di sostanza organica prodotta dall’allevamento di animali è molto utile, se non indispensabile, inserire il sovescio nelle rotazioni colturali.

Un sovescio costituito da leguminose è in grado di produrre enormi quantità di Azoto a costi decisamente contenuti. Queste piante, infatti, attraverso il processo di azoto fissazione sono in grado di fornire, una volta interrate, delle buone quantità di azoto disponibile per le colture successive. Anche le piante non leguminose apportano elementi nutritivi al suolo, tra i quali l’azoto. La loro funzione è quella di assorbire dal terreno le molecole già presenti nel suolo o che si rendono via via disponibili con il processo di mineralizzazione, di trattenerle nei tessuti vegetali e, dopo l’interramento, di metterle a disposizione delle colture successive. In questo modo, le colture da sovescio riducono le perdite di sostanze nutritive al di fuori del sistema colturale, riciclandole nell’ambito della rotazione.

Di norma non vendono mai coltivate leguminose in purezza per i motivi che di seguito vedremo.

La decomposizione della sostanza organica è influenzata da fattori ambientali (temperatura e umidità del terreno) ma anche dalle caratteristiche della biomassa interrata.

Il rapporto tra carbonio e azoto (C/N) dei tessuti vegetali è fondamentale per determinare il tipo di processo di trasformazione cui il materiale va incontro. Un rapporto C/N ottimale per la rapida decomposizione della biomassa vegetale è compreso tra 15:1 e 25:1. Questo valore dipende dalla specie e dallo stadio di sviluppo della coltura nel momento in cui avviene l’interramento.

La consociazione tra graminacee e leguminose permette di avere una massa vegetale adeguatamente dotata di carbonio (dato dalla fibra e dalla cellulosa delle graminacee) e di azoto (dato dalle proteine presenti nelle leguminose). Solitamente si utilizzano miscele come veccia e avena o segale, veccia e loiessa, pisello ed orzo.

Perchè praticarla

Per noi scegliere il metodo di agricoltura biologica significa scegliere di produrre cibo più sano, più nutriente e più buono, nel rispetto della terra e dell’uomo che la abita e la lavora.